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L’era dell’accesso con un semplice clic ai contenuti per adulti in Italia e in Europa sta per finire. E non si tratta di una proposta generica, ma di un cambio di rotta concreto che ha già preso forma. Il 14 luglio 2025, la Commissione Europea ha annunciato il lancio ufficiale di un’app prototipo per la verifica dell’età, sviluppata con l’obiettivo di impedire l‘accesso ai contenuti pornografici ai minori. A testarla saranno cinque paesi, tra cui l’Italia, insieme a Francia, Spagna, Danimarca e Grecia.

Dietro questa iniziativa c’è il Digital Services Act (DSA), il regolamento europeo che impone alle piattaforme online l’obbligo di adottare misure proporzionate per proteggere i minori. E i siti pornografici sono tra i primi sotto osservazione. Lo dimostra il fatto che lo stesso giorno del lancio dell’app, la Commissione ha aperto procedimenti formali contro quattro piattaforme pornografiche globali: Pornhub, Stripchat, Xvideos e XNXX, accusate di non avere sistemi di verifica dell’età adeguati.

Come funziona il nuovo sistema europeo (e le sue complessità)

L’architettura tecnica dell’app è pensata per proteggere la privacy e allo stesso tempo garantire un controllo reale sull’età dell’utente. Quando un maggiorenne accede a un sito per adulti, il sito non riceverà alcun dato personale: non nome, non data di nascita. Otterrà solo una risposta “sì” o “no” da parte di un’app collegata a un’identità digitale verificata (es. SPID, CIE o, in futuro, IT-Wallet).

Il sito adult invia una richiesta crittografica alla tua app: l’app risponde confermando se hai più di 18 anni, utilizzando un attestato digitale anonimo e monouso. In alcune versioni in fase di test si ipotizza che questi attestati possano essere rilasciati in pacchetti da 30 token, ciascuno valido per 3 mesi, per evitare qualsiasi forma di tracciamento.

Questo meccanismo applica i principi delle Zero-Knowledge Proof (ZKP): è cioè in grado di dimostrare che un utente possiede un’informazione (la maggiore età) senza rivelarla. Nelle versioni future, i protocolli verranno ulteriormente rafforzati con l’adozione di ZKP più avanzate, aumentando ancora la protezione dei dati.

Il precedente francese: quando Pornhub ha detto “no” (e cosa è successo)

Chi pensa che si tratti di un sistema simbolico o facoltativo dovrebbe guardare a cosa sta accadendo in Francia, dove la battaglia legale è appena entrata in una nuova fase. Dopo l’approvazione della legge SREN del 2024, che obbligava i siti porno a implementare un sistema di verifica dell’età con doppio anonimato, il gruppo Aylo (che controlla Pornhub, YouPorn e altri) ha deciso a giugno 2025 di bloccare volontariamente l’accesso al mercato francese, uno dei più redditizi d’Europa.

La situazione si è complicata ulteriormente quando xHamster e altri siti hanno portato la questione in tribunale, sostenendo che la legge SREN contraddice direttamente il Digital Services Act dell’Unione Europea. Inizialmente sembravano aver ragione: il tribunale amministrativo di Parigi aveva bloccato l’applicazione della legge, riconoscendo la contraddizione normativa.

Ma a pochi giorni dall’annuncio dell’app UE del 14 luglio, il Consiglio di Stato francese ha ribaltato la decisione, ordinando definitivamente ai siti porno di verificare l’età degli utenti. “YouPorn e Pornhub hanno sbattuto contro un muro“, ha commentato Clara Chappaz, ministro degli affari digitali francese. “Le manovre giudiziarie per non proteggere i bambini non funzionano.”

La risposta di Aylo è stata netta: “I cittadini francesi meritano un governo e un regolatore seri nel prevenire l’accesso dei bambini ai contenuti per adulti. Meritano anche leggi che proteggano la loro privacy e salvaguardino i loro dati sensibili.” Il risultato pratico? Gli utenti francesi si sono riversati sulle VPN, con picchi di utilizzo fino al 1.000%, creando il paradosso di spingere il pubblico verso soluzioni meno controllate.

Italia ed Europa: una corsa parallela (ma piena di insidie)

In Italia la situazione è peculiare. Non solo partecipiamo alla sperimentazione dell’app UE, ma abbiamo già una normativa autonoma in vigore: il cosiddetto “Decreto Caivano” (legge 159/2023), che vieta l’accesso ai minori ai siti pornografici. A dare attuazione tecnica è AGCOM, l’autorità per le comunicazioni, che l’8 aprile 2025 ha approvato la delibera 96/25/CONS: questa impone l’obbligo di verifica dell’età a tutti i siti con contenuti per adulti accessibili dall’Italia.

Il problema? L’Italia corre avanti, ma rischia di doversi riallineare. Perché nel frattempo l’Europa sta costruendo un’infrastruttura unificata, il cosiddetto EUDI Wallet (European Digital Identity Wallet), che sarà operativo in tutta l’UE entro la fine del 2026. L’Italia, nel frattempo, sta sviluppando il proprio portafoglio digitale, l’IT-Wallet, integrato nell’app IO e già utilizzato da milioni di cittadini. Entro il 2025, il sistema italiano dovrà armonizzarsi con quello europeo: stesso standard, stessa tecnologia, stesso risultato.

Il conflitto tra la legge SREN francese e il DSA europeo, al centro della recente battaglia legale in Francia, dimostra quanto sia complesso armonizzare normative nazionali e regolamenti UE.

I costi nascosti per i siti porno: chi pagherà davvero?

Tecnicamente, l’app UE sarà gratuita, open source e pronta all’integrazione. Ma questo non significa che sarà a costo zero per i siti. Le piattaforme dovranno comunque:

  • Integrare tecnicamente l’app (es. via widget o API)
  • Aggiornare la propria privacy policy e i termini di utilizzo
  • Fornire assistenza legale in caso di contenzioso
  • Dimostrare la conformità alle autorità nazionali (es. AGCOM in Italia)
  • Gestire l’interazione con utenti non digitalizzati o con identità non verificate

Inoltre, al momento non esiste ancora un elenco ufficiale di fornitori accreditati per i servizi di verifica. Questo lascia i siti pornografici (soprattutto i più piccoli) nell’incertezza: a chi rivolgersi? Chi è tecnicamente abilitato a certificare la conformità? AGCOM ha attivato un tavolo tecnico permanente per definire queste linee guida, ma nel frattempo i siti sono chiamati ad arrangiarsi.

Le grandi domande (e i grandi rischi) per il settore adult

L’obiettivo ufficiale è proteggere i minori. Ma l‘impatto sul settore pornografico legale, e sul pubblico adulto, rischia di essere dirompente. Il nuovo sistema costringe l’utente a un passaggio in più, anche se semplice e anonimo. E ogni ostacolo, si sa, può scoraggiare una parte del pubblico.

In Louisiana, un sistema simile ha portato a un crollo dell’80% del traffico su Pornhub. Le grandi piattaforme, con più risorse e brand affermati, potrebbero reggere. Ma per i siti medio-piccoli o i creator indipendenti, l’obbligo di adeguamento potrebbe diventare insostenibile.

C’è anche il rischio che una parte degli utenti preferisca aggirare le nuove regole usando VPN o rivolgendosi a piattaforme pirata fuori giurisdizione, con meno tutele legali e spesso contenuti non moderati. Questo vanificherebbe l’obiettivo stesso della misura.

Un altro punto critico riguarda l’accessibilità: milioni di adulti in Italia non usano SPID o CIE e potrebbero non riuscire ad accedere al sistema. Una barriera invisibile, ma reale. Infine, l’adozione di tecnologie di controllo, seppur pensate per la privacy, solleva interrogativi più ampi: fino a che punto è giusto “filtrare” la sessualità adulta online? E chi controlla il controllore?

Una rivoluzione silenziosa (ma irreversibile)

Nel settore adult si è spesso parlato di regolamentazione, ma raramente si è vista una trasformazione così concreta. Il nuovo sistema europeo di verifica dell’età rappresenta una svolta storica: offre alle piattaforme uno strumento ma impone anche un cambio radicale delle logiche di accesso.

Chi si adegua entrerà in una nuova fase di legalità e protezione. Chi si oppone rischia indagini, sanzioni o l’esclusione dal mercato europeo. Il precedente francese è solo l’inizio. E la sperimentazione in Italia sarà il banco di prova per capire se l’industria porno europea è pronta a cambiare pelle.

L’accesso ai contenuti per adulti non sarà più un clic. Sarà un diritto digitale da gestire con responsabilità, trasparenza e regole comuni. E questo, piaccia o no, cambia tutto.

Il porno come laboratorio del futuro (ancora una volta)

Così come accaduto con la stampa, la fotografia, il VHS, l’e-commerce e la realtà virtuale, anche stavolta è la pornografia a farsi carico del primo passo. Non è un caso che questo sistema sia stato pensato proprio per i siti adult: perché ancora una volta, è l’industria porno a testare prima di tutti una nuova tecnologia che potrebbe presto diventare standard anche in altri ambiti sensibili — come la vendita online di alcol e tabacco, l’accesso alle piattaforme di gioco d’azzardo, la fruizione di contenuti violenti o disturbanti, e l’iscrizione ai social media da parte dei minori.

La verifica dell’età tramite identità digitale è solo l’inizio. E se il passato ci ha insegnato qualcosa, è che quando il porno apre una strada, prima o poi tutti gli altri la percorrono. Il settore adult si trova ancora una volta in prima linea in una rivoluzione tecnologica che lo cambierà profondamente. Resta da vedere se questa volta il cambiamento sarà favorevole o rappresenterà una nuova sfida da superare.