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È nata la prima casa di produzione italiana strutturata che fa del porno etico il proprio modello produttivo. Si chiama Afrodite Cinema, l’hanno fondata Stefano Visconte e Sally Blu, e il loro claim – “Eros è Arte” – dice già qualcosa su come si posizionano: non un manifesto politico, non una crociata contro il mainstream, ma una visione precisa su cosa può diventare la pornografia quando viene trattata come forma espressiva invece che come prodotto standardizzato. Sul sito di Afrodite Cinema sono già disponibili le prime produzioni: sette scene con performer come Sally Blu, Marisa Leone, Lara De Santis, Jessy Jey e Giulia Diamond, che spaziano dall’erotica lesbo al threesome, dall’autoerotismo alle storie etero – ognuna con una narrativa propria. Nei prossimi mesi il catalogo crescerà con nuove produzioni.

Per capire cosa rappresenta questo progetto, vale la pena sapere da dove viene l’idea che lo ha ispirato – perché ha una storia più lunga e più interessante di quanto si pensi.

La prima a fare le cose diversamente

Tutto comincia a New York nel 1984. Candida Royalle era stata performer per anni quando decide di mettersi dietro la macchina da presa e fonda Femme Productions. I suoi film erano esplicitamente sessuali ma costruiti con un’attenzione che il porno mainstream di quegli anni non conosceva: il piacere femminile al centro della scena, storie che esistevano prima e dopo il sesso, e certe pratiche semplicemente assenti per scelta estetica e politica. Rifiutava consapevolmente i facial e l’eiaculazione in primo piano, che non sarebbero mai comparsi nelle sue produzioni. Intorno a lei si forma un piccolo gruppo di registe – Annie Sprinkle, Veronica Hart, Gloria Leonard – che lavorano con criteri simili, senza ancora un nome collettivo per quello che stanno facendo. Royalle stessa preferiva non usare la parola “porno”, convinta che allontanasse le donne invece di avvicinarle al genere. Una tensione sul termine che sopravvive ancora oggi e che tocca direttamente la domanda su cosa voglia dire fare questo lavoro.

Nel corso degli anni Novanta il movimento rimane sotterraneo ma non fermo. Le sex wars americane – il dibattito che contrapponeva le femministe pro-sex a chi considerava la pornografia incompatibile con l’emancipazione delle donne – stavano lentamente cedendo terreno alla prima posizione. La diffusione di internet cambia le condizioni del gioco: per la prima volta chi vuole fare le cose diversamente può trovare un pubblico senza passare dai canali distributivi tradizionali, dominati da una logica industriale che non lasciava spazio a esperimenti. Il terreno si prepara lentamente, senza riflettori.

Il movimento prende forma

Chi-e-Erika-Lust

La svolta collettiva arriva in Canada nel 2006, quando il sex shop indipendente Good For Her lancia i Feminist Porn Awards a Toronto. Per la prima volta qualcuno mette per iscritto i criteri: coinvolgere soggettività marginalizzate nel processo produttivo, rappresentare il piacere in modo autentico, sfidare gli stereotipi visivi che il mainstream aveva reso invisibili a forza di ripeterli. Registe come Tristan Taormino e Shine Louise Houston trovano finalmente un punto di riferimento collettivo, e in quegli anni l’etichetta ‘ethical porn‘ inizia a circolare con più frequenza nei media anglofoni.

Il volto internazionale più riconoscibile del movimento diventa quello di Erika Lust. Svedese, con base a Barcellona, un cortometraggio del 2004The Good Girl – che raggiunge due milioni di download in due mesi sui primi blog sex-positive. In un’epoca in cui quella cifra significava qualcosa di preciso: là fuori esisteva un pubblico enorme che non trovava quello che cercava nel porno disponibile. Il suo modello produttivo, costruito attorno al piacere come esperienza reciproca, ispira negli anni successivi decine di case di produzione sparse tra il nord Europa e gli Stati Uniti.

Il termine “etico”, va detto, non ha mai smesso di essere contestato.Non esiste un consenso univoco su cosa lo definisca e il rischio che diventi un’etichetta di marketing svuotata di contenuto è alto. Qualcuno lo paragona al “biologico” nell’alimentare: impreciso, contestabile, però abbastanza utile da essere sopravvissuto a vent’anni di dibattito.

Quello che non è mai successo in Italia

Mentre all’estero il movimento costruiva premi, manifesti e case di produzione riconoscibili, l’Italia seguiva un percorso completamente altro. Il dibattito c’era, ma si incarnava in modo del tutto particolare. Moana Pozzi – la performer italiana più famosa degli anni Ottanta e Novanta – era una figura culturalmente ambivalente: colta, poliglotta, ospite regolare nei salotti televisivi mainstream, rivendicava pubblicamente la propria scelta professionale come libera e consapevole. La sua presenza divideva il femminismo italiano dell’epoca tra chi la leggeva come simbolo di autodeterminazione del corpo e chi invece vedeva nella sua figura un’oggettivazione mascherata da libertà. Un dibattito esistente, ma che non ha mai prodotto quello che stava succedendo negli Stati Uniti: lì le femministe pro-sex erano diventate registe e produttrici, qui il confronto si esauriva attorno a una personalità senza trasformarsi in movimento.

Giuliana Gamba, prima regista donna del porno italiano negli anni Ottanta, firmava tutto sotto pseudonimo. In un’intervista a Vice Italia ha raccontato che non c’era nessun movimento consapevole intorno a lei: “Erano tutte delle ben pensanti, anche la sinistra italiana stessa, che era molto condizionata dal cattolicesimo.” Eppure già allora cercava di portare sullo schermo il sesso della vita reale, facendo in modo che le sue attrici avessero “orgasmi veri sul set, non orgasmi teorici.” Decenni dopo, guardando al porno contemporaneo, la sua lettura è netta: “È diventata un’industria un po’ bieca. Non c’è storia, non c’è niente.

Nei primi anni Dieci ci sono stati collettivi di registe che producevano corti erotici con una sensibilità femminista, esperienze militanti e interessanti ma troppo episodiche per costruire qualcosa di duraturo. Nel decennio successivo sono comparsi i primi segnali concreti: alcune piattaforme hanno iniziato a raccogliere e distribuire produzioni etiche indipendenti, rendendo accessibile a un pubblico italiano un genere che fino a quel momento era stato quasi esclusivamente prodotto all’estero. Un segnale che la domanda c’era, ma che in Italia non si era ancora tradotta in una casa di produzione strutturata dedicata al porno etico.

La nascita di Afrodite Cinema

Afrodite Cinema nasce da Stefano Visconte e Sally Blu e porta già nel nome una dichiarazione precisa: Afrodite, dea dell’amore e del desiderio, e Cinema, perché quello che fanno è innanzitutto un lavoro di regia e narrazione. Sally non è solo co-fondatrice: è anche performer, viene dall’interno del settore e ne conosce i meccanismi da una prospettiva che nessun osservatore esterno potrebbe avere. Stefano porta un approccio al lavoro che chi ha collaborato con loro descrive come raro: ascolta davvero, considera le idee dei performer parte integrante del processo creativo invece che variabili da gestire.

La differenza rispetto a una produzione standard si percepisce già prima di accendere la telecamera. Sul set mainstream arrivi e trovi tutto già deciso: posizioni, sequenza, tempi. Con Afrodite lo schema è diverso. C’è una direzione, c’è il tipo di scena che si vuole costruire, ma lo spazio di espressione per i performer è preponderante. Le dinamiche si sviluppano, non si eseguono.

I principi che guidano ogni produzione – il consenso continuo e revocabile, il benessere fisico ed emotivo dei performer come priorità operativa, la trasparenza contrattuale, la rappresentazione di corpi e identità diverse, l’autenticità del piacere, la distribuzione consapevole – non sono dichiarazioni pensate per il comunicato stampa. Sono il modo concreto in cui si lavora, dalla preparazione pre-set al montaggio finale. È porno esplicito e diretto. Quello che cambia è cosa rimane visibile sullo schermo: non una sequenza di azioni calibrate su aspettative consolidate, ma qualcosa che è successo davvero durante le riprese.

Se vuoi vedere cosa significa in pratica, il catalogo di Afrodite Cinema è su afroditecinema.com.