Il porno è davvero sdoganato in Italia o rimane ancora un tabù? È una domanda che divide opinione pubblica e addetti ai lavori. A fare chiarezza è Massimo Bonera, esperto del settore e fondatore di Doppio Senso Night, che in questo editoriale analizza come sia realmente cambiata (o meno) la percezione sociale dell’industria adult nel nostro Paese, con un confronto tra Italia e Stati Uniti.
Dal bavero alzato a oggi: cosa è cambiato davvero?

Sono state fatte pure tesi al Politecnico di Milano su come sia cambiato il porno nell’era digitale, a significare che la società un occhio alle luci rosse ce l’ha sempre buttato. Ma è davvero mutata la percezione che si ha del rutilante mondo dell’hard nel corso degli ultimi decenni?
A un primo esame superficiale si direbbe di sì: nessuno ormai si vergogna più di dire che ha visto un film porno, mentre fino a vent’anni fa si entrava nei cinema a luci rosse col bavero alzato e si nascondevano i giornali con le donne nude dentro i quotidiani. Forse c’è ancora un po’ di imbarazzo nel dire “Ieri sera sono andato in un club per scambisti con mia moglie” ma questo è un tema che affronteremo in un altro momento.
Che sia una realtà accettata da (quasi) tutti è vero, ma starei attento a parlare di “sdoganamento”, soprattutto in Italia.
Il porno negli USA: quando la normalità è realtà

Più volte ho fatto il parallelo tra il settore nel nostro Paese e quello americano. Negli Stati Uniti la commistione tra mondo del porno e show business tradizionale (musica, teatro, cinema) è molto più frequente: Ron Jeremy ha lavorato con Tarantino, Sasha Grey è apparsa in un video di Eminem, Traci Lords ha dato un’ottima prova delle sue capacità di recitazione in teatro con Women Behind Bars.
E tutto appare normale, a tratti banale direi. Anzi, notate bene: non sono le succitate pornostar ad avere bisogno di visibilità, ma le cosiddette “mainstream stars” ad utilizzare personaggi ritenuti scabrosi per far parlare dei propri lavori…
Il caso italiano: sdoganati i personaggi, non il settore
In Italia, Rocco Siffredi ha valicato i confini del porno apparendo in uno spot istituzionale di una nota marca di patatine per poi approdare all’Isola dei Famosi. Prima di lui Selen è stata co-conduttrice di Ciro – Il figlio di Target programma comico andato in onda su Italia 1 per poi diventare testimonial di uno yogurt. E Franco Trentalance era addirittura la “Talpa” nel noto reality.
Questo è servito a sdoganare il porno? Assolutamente no. È servito solo a sdoganare qualche personaggio legato al porno. Prendiamo il caso di Selen: dopo aver abbandonato i set hard, in televisione ha avuto vita breve e ha faticato non poco per trovare la propria strada nella vita. A ulteriore testimonianza che se hai fatto porno (in Italia), rimani pornoattrice per sempre.
Il tempo poi le ha dato ragione, ma il percorso è stato tortuoso e decisamente in salita. Nell’accezione comune qui da noi se fai hard, se fai spettacoli in cui ti spogli, se pubblichi contenuti su OnlyFans sei una poco di buono. Ignorando chi ne ha fatto un lavoro vero e redditizio diventando imprenditore di se stesso.
Cosa dicono davvero gli italiani: i dati Censis

Secondo un rapporto del Censis “il porno è visibilmente uscito dalla sfera del proibito, dello scandaloso, del disdicevole e perverso, per diventare protagonista ed epicentro di una serie di pratiche molto diffuse nella sessualità quotidiana degli italiani. Base materiale è la facilità e sicurezza di accesso al porno consentito dal web. (…) Dai dati emerge che il 61,2% dei 18-40enni (dato che diventa il 68,3% tra i 18-25enni) guarda video porno da solo; il 25,2% dei 18-40enni e il 20,2% dei più giovani li guarda in coppia; il 31,2% (il 33,9% tra i 18-25enni) riceve immagini pornografiche da una persona specifica, il 25,9% (il 27,0% dei più giovani) invia immagini porno; tra coloro che hanno avuto esperienza di rapporti sessuali completi le quote rispettive si innalzano, indicando che il porno è parte integrante della vita sessuale di milioni di coppie di giovani. (…) Colpisce l’assenza di pregiudizi e inibizioni negli intervistati, incluse le donne, nel raccontare (ovviamente in un contesto di anonimato) il rapporto con il porno, anche come gioco di complicità nelle coppie“.
Ne esce in definitiva il ritratto di un’industria in salute e i numeri sono lì a dimostrarlo: il mercato globale dell’intrattenimento per adulti è stimato in oltre 100 miliardi di dollari nel 2024 e supererà i 270 miliardi entro il 2032 (The Business Research Company).
Sdoganato o no, il porno va avanti (con successo) per la sua strada.

