Molti la considerano una performer francese, e non è un caso. Lena Coxx, 28 anni, è nata in Sardegna, ha vissuto tra Napoli e Modena, ma a 18 anni si è trasferita a Marsiglia, dove vive da circa dieci anni. È lì che ha costruito la sua vita adulta ed è lì che è entrata nel mondo del porno, tanto che oggi lavora principalmente tra Francia ed Est Europa, con un pubblico convinto che sia transalpina. Ma la sua storia parte da lontano, e da un mondo che con l’adult content sembra non avere nulla in comune: la ricerca scientifica.
Questo articolo è un estratto della puntata 106 del PRN Podcast, in cui Lena Coxx ha raccontato il suo percorso, il rapporto tra scienza e sessualità e molto altro. Puoi recuperare la conversazione integrale cliccando qui.
Dal laboratorio al set

Prima del porno, Lena Coxx aveva costruito un percorso accademico solido. “Sono venuta a Marsiglia per fare i miei studi. Ho fatto un triennale in biologia, poi un master in neurobiologia e avevo iniziato un dottorato“. Non una carriera improvvisata, ma il frutto di anni di impegno. “Ho sempre avuto ottimi risultati a scuola, ero sempre tra le prime della classe, ero in un’ottima équipe di ricerca a Marsiglia“. La sua tesi di dottorato aveva già preso forma. “Stavo cercando di definire meglio il mio tema di ricerca, che si basava sullo sviluppo dell’ippocampo nei primi anni di vita nei mammiferi“.
Il punto di svolta è arrivato verso la fine del 2022, nel periodo successivo al Covid. “Sono cambiate tantissime cose, il modo di vedere il mondo. Tutti si sono posti delle domande esistenziali, e anch’io ne faccio parte“. La ricerca la soddisfaceva sul piano intellettuale, ma non su quello personale. “Quello che stavo facendo, per quanto interessante intellettualmente, non mi rendeva davvero felice nel quotidiano. È un lavoro che richiede molti sacrifici in termini di tempo, energia mentale, rinunce e mobilità geografica“.

Curiosamente, il porno era già presente nella sua vita come battuta ricorrente. Nel mondo della ricerca, dove i posti sono pochi, si ragiona sempre su un piano B. “Per scherzare con i miei amici, che sapevano che avevo una sessualità molto libera, dicevo che il mio piano B sarebbe stato diventare attrice porno“. Quello scherzo, a un certo punto, ha smesso di esserlo. “Poi mi sono detta, ma sì, alla fine perché no?“.
La decisione, però, è stata tutt’altro che immediata. “Non è stata una scelta fatta a cuor leggero, mi ha un po’ torturata per qualche mese perché non sapevo se fosse la cosa giusta. Sapevo che sarebbe stato un salto nel vuoto“. A muoverla è stata la prospettiva di una vita diversa. “Quando mi sono resa conto che era una vera possibilità di carriera e non solo una cosa da provare, ho capito che avrei potuto cambiare tipo di vita, avere molto più tempo e molta più libertà“.

Lena Coxx rivendica la piena dignità della sua scelta, rifiutando la gerarchia morale che divide i lavori nobili da quelli che non lo sarebbero. “Siamo spinti a fare certe cose per ragioni di riconoscimento sociale. Se sei bravo a scuola, allora devi puntare su quello“. Per lei, il metro di giudizio è un altro. “Per me usare il proprio corpo, ed essere pagati e trattati bene per farlo, non è meno dignitoso che usare il proprio cervello. Non esistono lavori nobili e lavori non nobili“.
Lo stigma, del resto, l’ha sperimentato in entrambe le direzioni. “Nella ricerca una donna ha già di base un po’ meno credibilità di un uomo, soprattutto se ti presenti in laboratorio o alle conferenze in modo particolarmente femminile. C’è lo stereotipo per cui quella persona è meno seria“. Nel porno vale l’aspettativa opposta. “Adesso è il contrario, tutti si aspettano che io sia carina, gentile, femminile, sexy“.
La biologia applicata al porno

Il bagaglio scientifico di Lena Coxx non è rimasto chiuso in laboratorio. Nel suo lavoro attuale si rivela utile su più fronti, a partire dallo sguardo privo di giudizio sulla sessualità. “Ho pochi giudizi sulle pratiche sessuali. Se le persone lo fanno, se piace loro e se sono tutti consenzienti, non c’è niente di male“. È un approccio che attribuisce direttamente alla sua formazione. “È una visione che avevo già quando studiavo biologia. Quando si studiano gli animali o il comportamento, certe cose sono semplicemente la natura“.
A questo si aggiunge un versante molto più concreto, legato alla conoscenza del corpo. “Avere una base in biologia è super utile lavorando in questo settore, perché hai molta più coscienza di come funzionano le cose e di come proteggerti dai rischi possibili“. La neurobiologia, in particolare, offre chiavi di lettura inaspettate. “La neurobiologia è super interessante perché si applica a un sacco di situazioni della vita. Nella sessualità ci sono molte cose interessanti da capire, quando si conoscono gli ormoni e le cose che ci possono eccitare“.
È un ponte che al momento non ha ancora trasformato in contenuto, ma che rientra nei suoi piani. “Mi piacerebbe iniziare a usare questo ponte, parlando di educazione sessuale, prevenzione o semplicemente di curiosità sul sesso da un punto di vista più oggettivo e scientifico. Ovviamente senza fare lezioni, ma può essere divertente e istruttivo“.
Come il porno ha cambiato il suo rapporto con il sesso

Lena Coxx è sempre stata una persona dalla sessualità aperta, ben prima di entrare nel settore. “Sono stata abbastanza in fretta affascinata dalla sessualità. Rispetto ai miei coetanei avevo più tendenza a voler fare tante cose presto, per esplorare, per divertirmi“. Molte delle pratiche che poi avrebbe ritrovato sul set facevano già parte del suo vissuto privato.
Il lavoro, però, le ha fatto vedere qualcosa di sé. Confrontandosi ogni giorno con la sessualità in chiave di performance, si è accorta di aver portato lo stesso schema anche nella vita privata. “Mi sono resa conto che avevo questo approccio da performance anche nella mia vita privata. Avevo l’impressione di essere sempre in una dinamica di show, di provare cose nuove, senza essere realmente presente nell’atto“. Una consapevolezza che l’ha portata a riconoscere anche una difficoltà. “Avevo qualche piccolo problema di dipendenza dal sesso. Avevo sempre bisogno di scopare tanto, con persone nuove, di provare cose“.

Paradossalmente, è stato proprio il lavoro a innescare un cambiamento in positivo. “Mi sono detta, è strano che io sia così a mio agio su un set, sapendo che per la maggior parte delle persone non è la prima reazione“. Da lì è partito un percorso personale. “Il porno ha accelerato un pensiero, uno sviluppo interiore rispetto alla sessualità che forse avrebbe richiesto molto più tempo, o non sarebbe mai avvenuto“. Il risultato è un rapporto più equilibrato con il sesso. “Adesso vivo il sesso in modo più sano, finalmente più personale, facendo più attenzione ai miei bisogni, a cosa mi piace e a cosa non mi piace“.
C’è poi un aspetto che, secondo Lena, il settore insegna e di cui si parla troppo poco. “Una cosa positiva del porno di cui non si parla abbastanza è che educa chi ci lavora a riflettere sui propri limiti e a comunicarli chiaramente, senza vergogna e senza tabù“. Una pratica che nella vita di tutti i giorni manca spesso. “Nella vita privata ti ritrovi a letto con qualcuno senza discutere di cosa ti piace e cosa no, come se ci fosse qualcosa di male nel comunicarlo“.
Il settore le ha anche fatto scoprire una passione che non conosceva. “La nicchia che mi ha sorpreso di più è il BDSM. Mi ha sorpreso a tal punto che è qualcosa che vivo soprattutto nel privato, ma vorrei anche fare più scene in questo ambito“.

Per scoprire di più su Lena Coxx, puoi recuperare l’episodio del PRN Podcast. La puntata 106 è disponibile su tutte le piattaforme.

