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Quando si parla di industria adult italiana, l’attenzione va quasi sempre ai video online, alle piattaforme di contenuti e ai social media. Eppure esiste un settore storico, radicato e con un pubblico fedelissimo che viene sistematicamente ignorato dal dibattito pubblico: quello dei live show. Un mondo fatto di palchi, tournée nei locali notturni e contatto diretto con le artiste che per molte performer rappresenta una parte fondamentale della propria carriera.

Nel 2025, con OnlyFans che permette di monetizzare contenuti dal divano di casa, le cam che offrono interazioni in tempo reale e migliaia di video gratuiti a portata di click, viene spontaneo chiedersi: ha ancora senso parlare di spettacoli dal vivo negli stripclub? La risposta è più complessa di quanto sembri e tocca dinamiche che vanno ben oltre il semplice voyeurismo.

Per approfondire questo fenomeno, abbiamo scritto questo articolo in collaborazione con Gianluca Lardi, direttore della Moastar Agency, una delle agenzie più importanti e riconosciute in Italia nella gestione di performer e tournée live. Da oltre quindici anni Moastar organizza ospitate di pornostar e sexystar nei locali notturni di tutta Italia, costruendo un vasto roster di artiste e un network consolidato sul territorio nazionale.

Il fascino (insostituibile) del contatto diretto

Ma partiamo dalle basi, di cosa stiamo parlando esattamente? E soprattutto, perché nel 2025 la gente continua a frequentare questi eventi dal vivo quando potrebbe avere accesso immediato e gratuito a contenuti simili online? Le risposte di Gianluca sono chiare e vanno dritte al punto.

Partiamo da una domanda che forse molti lettori si pongono: nel 2025, con OnlyFans, cam e contenuti on-demand ovunque, perché la gente va ancora a vedere live show nei locali?

I live show, a differenza delle cam, sono l’unico modo per interagire personalmente con le ragazze in generale e soprattutto con la propria STAR preferita, avendo anche contatti diretti.

Quando si parla di “live show” nel porno italiano, cosa intendiamo esattamente? Perché questo fenomeno è così radicato in Italia rispetto ad altri paesi?

Per live show si intendono spettacoli dal vivo di attrici hard, chiamate in modo generico “pornostar”, ma sono comprese in questo genere di ospitate anche le cosiddette “sexystar”, che sono una sorta di spogliarelliste famose soprattutto nel settore dell’adult entertainment, ma non solo. Questo genere di ospitate venne importato negli anni ’90 da Riccardo Schicchi “copiandolo” dagli Stati Uniti.

Cosa può dare un live show che un video su PornHub o una live cam non possono dare? Qual è per te il valore insostituibile dell’interazione dal vivo?

Come già specificato in precedenza, in un live show il fan dell’artista che si esibisce può interagire durante lo spettacolo, partecipando anche in alcuni casi durante lo stesso show. Inoltre si può richiedere, previo pagamento, uno spettacolo privato chiamato nello specifico degli stripclub “table dance”. Per concludere, andare a vedere un’artista che si esibisce dal vivo è l’unico modo per toccarla, parlarci, farsi firmare un autografo e magari anche farsi un selfie insieme.

La distinzione tra pornostar e sexystar non è solo terminologica, dietro le definizioni ci sono percorsi professionali, competenze e aspettative del pubblico completamente diversi. Ma il denominatore comune rimane lo stesso: la possibilità di un’esperienza fisica, tangibile, che nessuna piattaforma digitale può replicare.

Da Schicchi a Moastar: la storia delle agenzie

I live show non sono nati dal nulla. Hanno una storia precisa che affonda le radici negli anni ’90, quando Riccardo Schicchi importò il modello americano in Italia. Ma chi organizza concretamente questi eventi oggi? Come funziona il sistema dietro le quinte? Per rispondere servono figure come Gianluca, che ha ereditato e trasformato un’attività di famiglia.

Moastar nasce alla fine degli anni 2000. Tuo padre l’ha fondata quando il porno in Italia era un’altra cosa rispetto a oggi. Come nasce l’idea di un’agenzia dedicata agli show dal vivo e qual era il contesto in quegli anni?

La Moastar Agency è stata fondata nel 2008, dopo la scissione dalla Moma Show Agency e dalla divisione dall’allora socio di mio padre. Il contesto era una situazione di novità assoluta, di conseguenza molto florida, sia per quanto riguarda gli stripclub (che cominciarono ad aprire in Italia a metà degli anni ’90) sia e soprattutto per le pornostar e sexystar di allora, che cominciarono sempre più a esibirsi nei locali notturni.

Quando hai preso il controllo nel 2012, cosa hai trovato e cosa hai voluto cambiare? Qual è stata la tua prima grande intuizione?

Nel 2012 mio padre decise che era il momento di farsi da parte, prendendosi il meritato riposo. Da quel momento presi in mano totalmente e unicamente l’agenzia. Le intuizioni e i cambiamenti, se vogliamo, erano già stati fatti in precedenza, quando lavoravo a stretto contatto con mio padre (dal 2008 al 2012, ndr) e principalmente sono stati due: puntare molto sui social network (Facebook, ndr) per fare scouting, immagine e crescita del marchio Moastar. Il secondo è stato allargare il più possibile l’organico alle ballerine di lap dance, anima imprescindibile di qualsiasi stripclub.

Il circuito italiano: un network costruito negli anni

Capire le dimensioni concrete del fenomeno aiuta a contestualizzarlo meglio. Non parliamo di un settore marginale o episodico, ma di un circuito strutturato che coinvolge decine di locali e centinaia di eventi all’anno. Un ecosistema che funziona grazie a rapporti consolidati nel tempo.

Concretamente, come funziona il circuito dei live show in Italia? Quanti locali ci sono, che tipo di eventi organizzano, con che frequenza?

In Italia ci sono circa 50 locali notturni che fanno, con più o meno continuità, ospitate di sexy e pornostar. Per organizzare gli eventi con le nostre star si deve avere un pacchetto clienti creato e costruito negli anni. Rispetto ad altre attività, è molto difficile e complicato l’arrivo di nuove realtà.

Come si costruisce uno spettacolo? Cosa succede dietro le quinte tra il momento in cui un locale ti contatta e il momento in cui l’artista sale sul palco?

Lo spettacolo deve essere una creazione dell’artista stessa, con una linea guida chiaramente dell’agenzia e in alcuni casi con consigli e suggerimenti per l’evoluzione e la riuscita degli spettacoli. Ma quando poi l’artista entra sul palco, con tutti gli occhi puntati del pubblico, deve calarsi a 360 gradi nel personaggio e trasformarsi in un animale da palcoscenico. Quando invece si fissa un evento, su chiamata del locale o su proposta a volte dell’agenzia, si cerca di andare a proporre un’ospitata che faccia al caso di quel locale specifico, così da riproporre sia la stessa che altre artiste in seguito in quello stesso locale.

L’organizzazione di un evento live richiede equilibrio tra la libertà creativa dell’artista e le linee guida dell’agenzia. Non si tratta di uno spettacolo standardizzato che viene replicato identico in ogni locale, ma di una performance che deve adattarsi al contesto specifico. Ogni stripclub ha il suo pubblico, le sue aspettative, la sua atmosfera.

Chi sono gli spettatori dei live show

Sfatiamo subito alcuni stereotipi. Il pubblico degli stripclub non è una massa indistinta di fruitori anonimi. Ha caratteristiche precise e si è evoluto significativamente negli ultimi trent’anni. Capire chi sono queste persone aiuta a comprendere meglio perché il settore continua a funzionare.

Chi è il pubblico tipo dei live show oggi? È cambiato negli ultimi anni rispetto al passato? Ci sono generazioni diverse che convivono nei locali?

Dagli anni ’90 a oggi ovviamente c’è stato un cambio di clientela generazionale. A volte si vede qualche padre e figlio insieme, in alcuni casi rari anche nonno e nipote (ride, ndr).Ma tornando seri, il cambiamento più grande in questo genere di locali (e in tutto il settore in generale) c’è stato con il cambiamento sostanziale dell’economia del paese. Ad oggi, nonostante il ceto medio (motrice di questa tipologia di locali) si sia sempre più assottigliato, ci sono tante persone che seguono le artiste e vanno negli stripclub d’Italia, soprattutto nel centro-nord.

Spettatori dei live show Italia

Cosa cerca il pubblico quando va a un live show? È solo voyeurismo o c’è qualcosa di più profondo nell’esperienza dal vivo?

La gente che va negli stripclub cerca per la maggiore di passare una serata spensierata all’insegna di un buon drink gustandosi i vari show che il club offre, e magari appartandosi e concedendosi un po’ di intimità con una ballerina o anche con la guest della serata. Tutto sempre e comunque all’insegna dell’intrattenimento e dello spettacolo.

Per molte ma non per tutte“: la filosofia della qualità

Portare pubblico ai live show nel 2025 richiede più di una bella presenza
o un nome conosciuto. Serve un livello di professionalità che Gianluca
riassume in una parola: qualità.

Hai detto più volte che la tua priorità è sempre stata la qualità. In pratica, cosa significa ‘qualità’ in un live show? Come la misuri e come la garantisci?

Da quando facevo scouting con le decine di ballerine che annoverano nell’agenzia, fino ad oggi che il roster Moa vanta 35 artiste (tra performer, sexystar e pornostar), c’è sempre stato un unico denominatore: selezione e qualità. Per selezione si intende inserire artiste che fanno la differenza. Andare a inserire un’artista sexy o pornostar che sia solo per fare numero non è nel mio modo di vedere la Moastar. Non a caso negli anni ci siamo “appropriati” di alcuni detti o hashtag: “per molte ma non per tutte”, #wearemoastar, ecc. I parametri devono essere: presenza di livello, curriculum di livello (nel porno ma non solo), qualità particolari negli show, qualità caratteriali e predisposizione alla serietà e all’ascolto di consigli e linee guida dettate dal sottoscritto. Chi non ha almeno 2/3 di queste qualità è out.

Distingui sempre fra “sexy star” e “pornostar”. Dal punto di vista degli show dal vivo, quali sono le differenze concrete? Il pubblico ha aspettative diverse?

La differenza in primis tra una sexystar e una pornostar è che, a differenza delle seconde, ovviamente le prime non fanno film o scene porno. Altra differenza: nella stragrande maggioranza dei casi la sexystar ha un passato da ballerina di lap dance, di conseguenza un’esperienza e una tecnica di show molto alta rispetto a molte (non tutte però) pornostar che vengono – nel caso della Moastar grazie al sottoscritto – “catapultate” dal set al palcoscenico. Il pubblico quindi da una sexystar si aspetta spesso anche un inizio di show coreografico e con alto livello di ballo, non disdegnando in ogni caso, anzi, un bel finale hard. Da una pornostar si aspetta dildo, squirting e tanto hard.

Scoprire e lanciare talenti: da Malena alle nuove leve

Il palco non perdona. A differenza di un video, dove puoi tagliare, montare, rifare una scena, sul palco sei lì: il pubblico ti guarda, ti giudica, reagisce in tempo reale. Non tutte le performer, per quanto brave davanti alla telecamera, reggono questa pressione. Come si riconosce chi ce la può fare?

Come scopri le nuove artiste? Dove le vai a cercare? C’è un processo di scouting attivo o sono loro che vi contattano?

La scoperta di nuove artiste sicuramente viene fatta in parte facendo scouting sui social, dove siamo sempre molto attivi. Poi ci sono segnalazioni da parte del mio staff o a volte anche di alcuni proprietari di locali, che mi consigliano una loro ballerina dove vedono probabilmente doti da sexystar. E infine sì, molte mi hanno contattato direttamente conoscendo la gestione e la visione della Moa.

Quando ricevi la candidatura di una ragazza che vuole entrare nel mondo dei live show, quali sono i primi segnali che ti fanno capire se ce la può fare o no?

Senza dubbio la voglia di mettersi in gioco nel ruolo di “guest” che dimostrano fin dall’inizio è sicuramente un primo segnale. Poi c’è da capire quanto è disinibita la ragazza e quanta tendenza ha a mettersi in mostra.

Nel corso degli anni hai scoperto e lanciato diverse artiste. C’è qualche “scoperta” di cui vai particolarmente fiero? Come capisci che una ragazza ha potenziale per il palco?

Sinceramente sono fiero di tutte le mie scoperte e delle tantissime artiste che ho lanciato nelle ospitate. Sarebbe facile citare Malena, che quando per la prima volta nel novembre 2016 l’abbiamo proposta e confermata come “guest star” in un famoso locale del centro Italia, per molti anche del settore adult era completamente sconosciuta. Ma ripeto, ce ne sono state tante, non solo scoperte, ma ad esempio valorizzate e messe in condizioni di diventare top nelle proprie categorie. Sofia Neri prima e Sally Blu ora sono state le numero 1 delle sexystar, ad esempio, ed entrambe venivano da gestioni management pessime. Ma veramente sono tante le soddisfazioni che mi sono preso, che mi sto prendendo e che mi prenderò. Anche alcune che poi hanno fatto scelte diverse, ma che grazie al sottoscritto hanno fatto e fanno tante ospitate come guest. Purtroppo ci sono anche delle amarezze, una in particolar modo, che prima di tutti avevo intuito dove potesse arrivare, ma per varie dinamiche sfortunate, per quello che mi riguarda, ha preso un’altra strada.

Moastar agenzia performer italiane

Oggi nel roster Moastar ci sono nomi molto diversi tra loro. Come gestisci artiste con stili, esperienze e personalità così differenti?

L’abilità di un manager è quella di cercare di capire ed entrare in maniera empatica con ogni personalità all’interno del proprio roster, provando a volte anche a fare da psicologo e usando con ognuna di loro tasti diversi. Lasciandole libere di esprimersi, ognuna con il proprio stile e le proprie idee, sottoponendo loro sempre le basi che deve avere una “STAR” e che valgono per tutte.

Quanto conta, per un’artista, avere una carriera parallela tra set professionali e live show? E in generale, quanto aiuta la visibilità esterna agli stripclub?

Per aumentare il proprio curriculum ma soprattutto per farsi conoscere sempre di più è fondamentale per un’attrice lavorare con produzioni e attori importanti. Questo vale per tutte e due le categorie. Una sexystar, ad esempio, che fa un’ospitata in un programma TV nazionale o anche un’intervista radiofonica o ad oggi anche un podcast, è sicuramente un qualcosa che aiuta ad aumentare la visibilità e di conseguenza a farsi conoscere.

Social media e visibilità: la doppia faccia del digitale

Nel 2008, quando Gianluca ha iniziato a puntare su Facebook per fare
scouting e costruire il marchio Moastar, non era affatto scontato che
quella fosse la direzione giusta. Oggi, nel 2025, è impossibile immaginare
questo lavoro senza i social. Ma cosa è cambiato esattamente nel modo di
lavorare di un’agenzia?

In che modo i social hanno cambiato il lavoro di un’agenzia come la vostra?

Come spiegato in precedenza, i social dal mio arrivo in agenzia sono stati parte integrante del mio lavoro. Prima dei social network il lavoro era sicuramente molto focalizzato su tutto quello che riguarda i vari tipi di pubblicità e a volte su vari scandali che il buon Riccardo creava ad hoc per far conoscere le varie artiste di allora.

In una tua intervista hai detto che piattaforme come OnlyFans “non aggiungono valore o notorietà all’artista” e che la digitalizzazione sta danneggiando l’interazione dal vivo. Puoi spiegarci meglio questo punto di vista? Come trovare l’equilibrio tra presenza digitale e valorizzazione del live?

Sì, ho detto questo ma vorrei specificare meglio. In primis dalla pandemia in poi c’è stata sicuramente una carenza di figuranti di sala, ballerine e ragazze in generale dedite al lavoro dei locali notturni. Questa situazione è stata generata sicuramente da un blocco improvviso di ragazze in arrivo da altri paesi (appunto per la pandemia) e successivamente dall’arrivo di OnlyFans, il quale è stato per molte un paracadute economico inizialmente e diventato lavoro principale poi. Altro problema: la gestione che la maggior parte delle agenzie di OnlyFans ha svolto in questi anni, una metodologia di lavoro basata sull’eccessivo trash, rovinando in molti casi l’immagine della creator al fine di estremizzare al massimo gli introiti. Questa gestione io la chiamo “pesca a strascico”: porta senza dubbio ingenti guadagni, sia per la creator che per la stessa agenzia, ma in breve tempo lascia anche il vuoto e soprattutto una brutta immagine della ragazza (che magari in passato si era creata con tanta fatica).

Pandemia, crisi e resilienza: come il settore ha reagito

Come tutti i settori legati all’intrattenimento fisico, anche i live show hanno dovuto confrontarsi con sfide significative negli ultimi anni. Le chiusure imposte dalla pandemia sembravano poter dare il colpo di grazia a un settore già in difficoltà. Ma i dati raccontano una storia diversa.

Come ha reagito il settore dei live show alla pandemia e alle chiusure? Cosa è successo quando i locali hanno potuto riaprire?

Sinceramente la pandemia, dal punto di vista del pubblico e anche della spesa generata dagli stessi clienti, ha visto anche un aumento e non poco, chiaramente dovuto alla tanta voglia della gente di uscire dopo il lockdown e dai risparmi che inevitabilmente la gente si era messa da parte. Il problema sono state tutte le successive dinamiche, dalla guerra alla sempre più difficoltà economica italiana. Ad oggi possiamo dire che per quanto riguarda lo svolgimento del lavoro è tornato tutto come prima.

Per contrastare la stagnazione, hai parlato di “innovazione continua” negli spettacoli. Puoi farci qualche esempio concreto di show innovativi che avete portato nei locali?

Io nasco come direttore artistico, per cui amo vedere spettacoli particolari dove prevalgono doti artistiche e anche doti naturali come quella della sensualità (quella ce l’hai o non ce l’hai). Certamente portare spettacoli di vere performer anche internazionali come ad esempio Mere Dragon ha senza dubbio aumentato notevolmente il livello degli show all’interno degli strip che attingono dal roster Moastar.

Il futuro dei Live Show in Italia

Guardando avanti, quale futuro attende i live show in Italia? Esisteranno ancora o saranno stati completamente sostituiti dallo streaming e dalla realtà virtuale? La risposta di Gianluca parte da un principio che vale per qualsiasi settore dello spettacolo dal vivo.

Guardando al futuro, tra 5-10 anni, come vedi il settore dei live show in Italia? Continuerà a esistere o il digitale finirà per sostituirlo completamente?

Io credo che il live ci sarà sempre. Stanno provando in tanti modi e in tanti settori a sostituire l’uomo con computer e robot ma io sono convinto che alcune cose che l’essere umano è in grado di fare e – soprattutto – di trasmettere, nessuna macchina sarà mai in grado di riprodurle.

È un principio che vale per qualsiasi forma di spettacolo dal vivo: puoi avere accesso a tutto lo streaming che vuoi, ma vedere un artista a pochi metri da te, sentire l’energia del locale, interagire direttamente, rimane un’esperienza che nessuna tecnologia può replicare completamente.

Certo, il settore dovrà continuare a evolversi. Dovrà offrire spettacoli di qualità sempre più alta, artiste preparate, locali accoglienti, esperienze memorabili. Ma se continuerà a farlo, il pubblico ci sarà. Perché il bisogno di vedere, sentire e vivere lo spettacolo dal vivo è antico quanto l’umanità stessa.