Virtual Papi è un regista e produttore italiano specializzato esclusivamente in contenuti pornografici in realtà virtuale. Con tantissime collaborazioni all’attivo con alcune delle creator e pornostar più note del panorama italiano (tra cui Diana Zilli, Marta Make, Priscilla Salerno e Mary Rider), ha costruito una carriera unica nel suo genere, distinguendosi come uno dei pochissimi produttori VR in Italia in un settore dominato da Stati Uniti ed Europa dell’Est.
Ospite al PRN Podcast, Virtual Papi ha raccontato il suo percorso di esordio nel porno in realtà virtuale, spiegando come la passione per una tecnologia emergente si sia trasformata in un progetto professionale che non aveva mai immaginato prima.
La scoperta della realtà virtuale e del porno VR
L’inizio di Virtual Papi nel mondo del porno in VR è legato alla tecnologia, non al porno stesso: “Ho scoperto prima la realtà virtuale in ambito normale, poi subito dopo il porno VR. Il porno è tecnologicamente sempre anni avanti.”
Prima di allora, fare porno non era mai stata un’opzione: “Senza la realtà virtuale non avrei fatto porno. In realtà sono tutt’altro che esibizionista. Non potrei mai lavorare su un set con tutta la gente dietro che ti guarda. Non mi interessa essere definito un pornoattore.”
La realtà virtuale ha rappresentato la modalità perfetta per lui: “Quando ho visto questi contenuti ho detto ‘Mi intriga un sacco, voglio provare’. Poi non facendomi vedere in viso ho trovato la modalità perfetta per me e quindi faccio solo questa tipologia.”
Il primo video: un esperimento con Alessia Demchuk

L’esordio è stato quasi casuale, “per provare”: “Il primo video l’ho fatto con Alessia Demchuk, una ragazza veramente adorabile. L’avevo fatto con lei per provare, è venuto figo, è piaciuto a entrambi e l’ho pubblicato.”
Da quel momento, la sfida è stata trovare costanza e ritmo: “Il problema è stato trovare la costanza, arrivare a un ritmo di quattro video al mese che ti fanno dire ‘Ok, è un canale attivo’. I siti premiano molto la costanza. Questa è stata la vera difficoltà.”
Diana Zilli: la prima a credere nel progetto

Uno dei momenti fondamentali è stato l’incontro con Diana Zilli, che ha dato fiducia a Virtual Papi quando aveva praticamente nulla: “Diana è stata una delle primissime a darmi fiducia sulla base del nulla, perché avevo pubblicato un video e mezzo. Da lì abbiamo fatto diversi video e lei mi ha presentato altre creator. È l’esempio perfetto di una delle prime a cui ho scritto e a cui ho spiegato come funzionava.”
Il problema principale era la difficoltà di far capire la tecnologia: “Una parte minima delle creator ha provato cosa vuol dire la realtà virtuale, come funziona, qual è l’effetto che ottengono. Quindi è sempre difficile provare a convincerle e spiegarglielo. Poi io non mi faccio vedere in viso, quindi diventa ancora più complicato. Giustamente ricevono ogni giorno decine di messaggi da chiunque e sono molto scettiche.”
La svolta: l’appoggio di un’agenzia
Il progetto ha preso slancio grazie alla collaborazione con un’agenzia: “Ho avuto l’appoggio di un’agenzia che ha creduto nella tecnologia e li ho aiutati nell’apertura del loro canale. Abbiamo trovato questa formula: loro lavorando nel mondo della notte potevano mettermi in contatto con varie creator, varie attrici. Abbiamo creato video per il mio canale e per il loro. Da lì non dico che è stato tutto in discesa perché comunque non è mai in discesa in questo mondo.”
La difficoltà per un uomo nel settore rimane alta: “Soprattutto se sei un maschietto devi sputare lacrime e sangue ogni volta per trovare la collaborazione giusta e per ottenere credibilità.”
Altre collaborazioni importanti sono state Marta Make (“Con lei ho fatto un sacco di video, mi ha sempre aiutato anche a cercare altre collaborazioni”) e Joyce Wilde (“Oggi si è un po’ ritirata, però anche con lei abbiamo fatto tante cose”).
L’anonimato come scelta stilistica e personale

La decisione di non mostrare il volto non è solo personale, ma anche stilistica: “La realtà virtuale ha come scopo far immedesimare il più possibile chi guarda il video nella scena. Una delle regole assolute di chiunque crei in realtà virtuale è che chi è in POV non deve parlare, non ci deve mettere la voce perché condizionerebbe troppo la visione. Quindi no voce e di conseguenza neanche volto.”
E aggiunge: “Questo velo di mistero intriga molto, quindi è sia per ragioni mie personali, ma anche perché il formato e il personaggio lo prevedono. Non guardano i miei video per me, li guardano per vedere le ragazze.”
Competenze tecniche: autodidatta per necessità
Virtual Papi ha imparato tutto da autodidatta: “L’ho imparato andando a intuito e anche cercando di spiare in alcuni video che avevo visto. Si intravedeva, magari dal riflesso nello specchio della scena, dove era montata la telecamera. Lì mi sono fatto un’idea e ci sono arrivato da solo.”
Il setup tecnico è complesso: “Ci vuole una telecamera apposta che ha due lenti, una per ogni occhio. La telecamera non si deve mai toccare, non si deve mai muovere perché chi vede il video può avere effetti di mal di mare. Quindi ci vuole uno stand che la tenga sospesa, di conseguenza ci vogliono delle luci e possibilmente un microfono. È una via di mezzo tra una ripresa amatoriale e una professionale.”
La sua telecamera è 8K, e il pubblico VR è estremamente esigente: “Il pubblico della realtà virtuale è composto da persone molto esigenti. Mi vengono a commentare ‘C’è una macchiolina sulla lente sinistra al secondo 36’. Chi ha un visore non si fa problemi a spendere €50 al mese di abbonamento, quindi pretende qualità sempre al top. Certi studi americani o europei sono arrivati a livelli assurdi, telecamera a 12K.”
Un percorso sereno in una nicchia

Nonostante le difficoltà tecniche ed economiche, Virtual Papi si dice soddisfatto: “È stato un percorso sereno perché rimango nella mia nicchia. Non è una comfort zone perché devi sempre cercare di migliorarti, investire in denaro e in strumentazione. Però finora sono molto contento. Una volta che le creator capiscono che di me si possono fidare e che il contenuto è super figo, sono quasi tutte sempre super soddisfatte.”
Per scoprire altri dettagli sul percorso di Virtual Papi, le sue tecniche di produzione e la sua visione sul futuro del porno in realtà virtuale, vi invitiamo a recuperare la puntata completa del PRN Podcast con lui ospite. Clicca qui per ascoltarla.

